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Fratture

FRATTURE DEL COLLO FEMORALE

Si osservano con maggior frequenza nell’età senile e  si dividono in mediali e laterali. Le fratture mediali possono interessare il collo anatomico (sottocapitate), la parte media del collo (transcervicali) o la base del collo del femore (basicervicali). Queste fratture sono a prognosi incerta o sfavorevole per la consolidazione in rapporto al grado ed alla entità della interruzione dei vasi periferici, provenienti dalle arterie circonflesse che provvedono alla irrorazione della testa femorale. Le fratture laterali si dividono in pertrocanteriche e sottotrocanteriche; esse sono in genere a prognosi favorevole per la consolidazione poichè interessano una regione riccamente vascolarizzata.

Il quadro clinico generale è simile nei due tipi di fratture: atteggiamento in extrarotazione dell’arto inferiore con accorciamento, dolore vivo locale (che si accentua con movimenti di intrarotazione), tumefazione locale; a volte se la frattura è senza spostamento, il quadro clinico è modesto e si evidenzia con i movimenti in intrarotazione dell’anca.

Diagnosi differenziale tra i due tipi di frattura (mediale e laterale): la zona del dolore alla digitopressione (inguinale nelle fratture mediali, trocanterica nelle fratture laterali); il grado di accorciamento e di extrarotazione dell’arto che sono maggiori nelle fratture laterali poichè extracapsulari.

Le fratture del collo femorale necessitano nella gran parte dei casi di un trattamento chirurgico eseguito rapidamente (entro 48 ore) sia per le condizioni di natura circolatoria locale (fratture mediali) sia per le condizioni generali di questi pazienti che hanno necessità di ridurre il periodo di immobilità a letto onde prevenire scompensi cardiocircolatori, broncopolmoniti da stasi, decubiti e squilibri neuro-psichici.

Nelle fratture mediali del collo femorale composte di qualsiasi età e scomposte al di sotto dei 60 anni di età (rischio di necrosi della testa femorale intorno al 20-30%; rischio di pseudoartrosi intorno al 20-30%) si esegue un’osteosintesi con viti cannulate (carico completo concesso dopo 2 mesi). Nelle fratture mediali scomposte tra i 60 ed gli 80 anni si esegue un’artroprotesi totale d’anca (carico parziale immediato), mentre sopra gli 80 anni si esegue un’endoprotesi (carico completo immediato).

La mortalità in caso di fratture dell’estremità prossimale del femore in pazienti ultrasettantenni è fra 8,6 ed il 10,6%. Tale risultato è da ricondursi soprattutto all’operazione precoce preceduta da una breve fase preparatoria e dall’ausilio di un’anestesia efficace.

Nelle fratture laterali del collo femorale (rischio di necrosi avascolare solo nei bambini, mentre negli adulti non si verifica mai) il trattamento avviene con un’osteosintesi o con placca e viti, DHS o DCS (carico completo dopo 1 mese) o con chiodo endomidollare bloccato (carico completo dopo 1 mese).

 

FRATTURE DEL COTILE

Il cotile è la porzione dell’osso dell’anca che si articola con la testa del femore. Le fratture composte sono trattate generalmente in maniera conservativa. Le fratture scomposte sono trattate chirurgicamente con placche e viti (se la frattura coinvolge la colonna anteriore) e generalmente solo con viti (se è fratturata la colonna posteriore). Se il trattamento è conservativo il Paziente rimane a letto per 3 settimane (posizione semi-seduta), poi inizia la deambulazione con girello o con stampelle, senza caricare sul lato fratturato. Il carico completo viene concesso intorno ai 60 giorni. Se il trattamento è chirurgico la deambulazione inizia dopo 2 giorni dopo l’intervento con un carico sfiorante; mentre il carico completo viene dato dopo 30 giorni dall’intervento.

 

FRATTURE DELLA BRANCA ILEO-PUBICA E DELLA BRANCA ISCHIO-PUBICA

Queste porzioni dell’osso dell’anca non sono sottoposte a carico ma sono sottoposte a trazione. Normalmente queste fratture sono trattate in modo conservativo: riposo tra letto e poltrona per 2 settimane, poi inizia la deambulazione con girello o con stampelle, cercando di caricare parzialmente sul lato fratturato. Il carico completo viene concesso fra i 30 ed i 40 giorni.

 

Cause

Le principali cause delle fratture  sono i traumi  successivi a cadute accidentali, incidenti automobilistici o impatti durante la pratica di sport in cui è previsto il contatto fisico (es: rugby, calcio, football americano ecc). Più è forte il trauma al bacino, maggiori sono i danni alle ossa costituenti quest’ultimo. Tanto per capire meglio quanto appena affermato, gli impatti traumatici non particolarmente intensi sono più spesso associati a fratture stabili, mentre gli impatti traumatici molto intensi sono con maggiore frequenza all’origine di fratture instabili.

Alcune frattureo – in particolare di una sezione dell’osso iliaco chiamata ischio – sono dovute a una brusca e violenta contrazione muscolare.
I medici definiscono le fratture ossee aventi la suddetta origine con il termine di fratture da avulsione.
Le fratture da avulsione dell’ischio sono infortuni tipici di chi pratica sport (es. calcio, football americano, arti marziali ecc), in quanto questi individui sono più esposti, rispetto alle persone sedentarie, ai problemi di tipo muscolare (contrazioni, stiramenti ecc).

UN’ALTRA CAUSA IMPORTANTE: L’OSTEOPOROSI

Anche se meno comune dei traumi , un’altra importante causa delle fratture del bacino è l’indebolimento osseo, provocato dall’osteoporosi.
L’osteoporosi è una condizione tipica dell’età avanzata, quindi le fratture del bacino da osteoporosi sono tipiche degli anziani.
In presenza di osteoporosi, può causare la rottura di un osso del bacino lo svolgimento di semplici gesti quotidiani, come per esempio uscire dalla vasca da bagno o scendere le scale.

 

Sintomi

Il principale sintomo delle fratture del bacino è il dolore in corrispondenza di dove risiede l’osso fratturato.
Al dolore spesso si associa un certo grado di zoppia. Per il paziente, la zoppia rappresenta un modo attraverso cui patire meno dolore, durante il movimento degli arti inferiori.
Soprattutto in occasione di fratture del bacino dall’origine traumatica, due sintomi abbastanza comuni sono anche il gonfiore e la presenza di un livido di discrete dimensioni, a livello dell’area anatomica vittima del trauma.